Domenica 10 giugno ha avuto luogo presso l’oratorio Don Bosco di Brembate di Sopra (BG) un pranzo particolare. Ospiti d’eccezione quattro giovani immigrati, accolti da altrettante famiglie bergamasche. Numerosa è stata l’affluenza dei partecipanti che, accolti da Don Giacomo, hanno dato il via ad un pranzo ricco di pietanze home made da condividere con gli altri commensali.

Al pranzo è seguito un momento di raccoglimento e riflessione, durante il quale si è discusso delle varie e molteplici forme di accoglienza che si possono offrire a coloro che dopo un percorso spesso travagliato giungono nel nostro Paese: da un semplice “pranzo condiviso” a forme di vera e propria ospitalità che si può protrarre anche per diverso tempo. Alle famiglie ospitanti e agli ospiti stessi è stato poi chiesto di descrivere in un solo termine l’esperienza o le esperienze vissute.

Così Filippo, che ha dato via al progetto, ha descritto con il termine “Abbraccio” l’esperienza vissuta con il giovane Nathaniel: “La nostra famiglia ha abbracciato l’arrivo di Nathaniel, lo abbiamo accolto come si accoglie un familiare, gli abbiamo insegnato la nostra lingua affinché confrontarsi fosse più semplice, l’abbiamo spronato a continuare gli studi e a trovare un’occupazione”

In altre testimonianze si trova poi una conferma di quanto la voglia di fare del bene, di aiutare qualcuno in difficoltà non abbia limiti, nelle parole di Pietro, la cui famiglia ha accolto Lucky: “Tempo fa aderimmo all’iniziativa del “pranzo condiviso”, iniziativa che abbiamo molto apprezzato. Abbiamo poi deciso di andare oltre, di non “limitarci” a quell’iniziativa ma di provare ad accogliere qualcuno in casa nostra. É stata quindi per noi una novità, una bella novità”

Per altri è stato un esperimento, Pierpaolo ha commentato “In tutta sincerità è stato per me un esperimento, ho voluto provare, anche se la paura che potesse trattarsi di un’esperienza negativa c’era. Si è instaurato tra noi un ottimo rapporto, e sono felice di poter dire che l’esperimento è andato bene, molto bene!”

Altri hanno hanno trovato qualcuno con cui trascorrere del tempo, qualcuno ha amato confrontarsi sui tratti comuni delle diverse culture di appartenenza, qualcun altro ha trovato nell’ospite un compagno con il quale esercitarsi con una lingua straniera.

Come sostengono infine Ezio e Giovanni si tratta di “Persone che hanno passato momenti orrendi, che possiamo immaginare, ma che non siamo in grado di comprendere, perché non abbiamo vissuto quei momenti in prima persona”

Per questi giovani in cerca di un futuro migliore si è fatto e si fa tanto, ma non ci si deve scordare che si può sempre fare di più.