SOS Minori Stranieri Non Accompagnati

I

minori stranieri non accompagnati sono una categoria che aumenta con il fenomeno migratorio stesso, una frangia di esseri umani facilmente accalappiabilidalle organizzazioni criminali nazionali ed internazionali.
Hanno in mano qualche sogno ed al massimo una bambola o un peluche. Con gli occhi spaventati ma adulti di chi ha conosciuto precocemente il sapore della morte. Un sapore (e un costo) salato, quello del Mediteranno.

Conoscono il fetore dell’inumanità, la stretta della morte.
Arrivano soli. Sperduti. Con gli occhi nel vuoto e lo sguardo vitreo. La pelle tatuata di tizzoni caldi, di torture. Violati nell’intimo, nel corpo e nell’anima.
Per immaginare la proporzione del dramma, pensatevi a sei anni: casa, scuola, famiglia. Il pensiero più grande è fare il “pensierino” e scappare a giocare. Oppure pensatevi a quattordici: il problema è l’interrogazione di latino ed una ragazza a cui si fa il filo. 
Ecco, dimenticate tutto questo. 
Pensate, invece, se al posto del compitino per la scuola avreste dovuto superare deserti e frontiere, imbarcarvi in un gommone e morire di sete e di fame. Pensate se al posto dell’interrogazione il vostro problema sia come evitare tizzoni bollenti sulle guance, sigarette bruciate su petto e schiena, violenze sessuali.

In molti arrivano perdendo lungo il tragitto madre, padre, fratelli e sorelle. Se si chiudono gli occhi, si possono immaginare che camminano con passo lento e stanco lungo il deserto. 
Ma, infondo, non serve immaginazione: basta pensare a Marwen, quattro anni, che solo attraversa il confine tra Siria e Giordania. In mano una busta di indumenti, alle spalle il nulla. Deserto. Afa. Solitudine. Morte. Bombe e distruzione.
Oppure chi, dopo il trattato UE-Erdogan, rischia di rimanere bloccato in Turchia nelle industrie tessili dove prolifera lo sfruttamento del lavoro minorile. O rispedito indietro, nella nazione da cui si fugge. Rispedito al mittente, senza scampo. Come un pacco con l’adesivo posta prioritaria: caricati nei pullman e tanti saluti.

Così come basta poco per immaginarsi un ragazzino afghano che chiede in regalo un giubbotto di salvataggio, pronto per imbarcarsi su un gommone. A quindici anni i ragazzini europei chiedono il motorino oppure lo smartphone. La playstation. 
Non si dovrebbe chiedere un giubbotto di salvataggio. E’ una violazione immane.
Nelle notti dell’autogolpe di Erdogan, delle epurazioni, delle purghe, delle carceri riempite di professori e giornalisti, in Turchia succedeva anche questo. Che un ragazzino chiedeva un giubbotto di salvataggio, pronto a sfidare il Mediterraneo e le sue fauci.